Una buona valutazione non elimina l'incertezza. La spiega.

29/06/2026
Una buona valutazione non elimina l'incertezza. La spiega.

Il nuovo Perspectives Paper dell'IVSC dedicato al tema "Managing and Communicating Value Uncertainty" richiama un principio fondamentale: è necessario distinguere tra valuation risk e value uncertainty.

Sono due concetti diversi, con implicazioni diverse.
 
Il rischio valutativo (valuation risk) è legato al processo: errori metodologici, assunzioni non supportate, controlli di qualità insufficienti. Può e deve essere mitigato.
 
L'incertezza del valore (value uncertainty) è invece una caratteristica strutturale della valutazione. Anche con un processo impeccabile e pienamente conforme agli IVS (e ai PIV in Italia), metodi e assunzioni diversi ma ugualmente ragionevoli possono portare a valori diversi. Non è un difetto: è la realtà dei mercati e degli asset complessi.
 
Il documento IVSC identifica tre fonti principali di incertezza del valore:
— scarsità di dati e transazioni comparabili
— limitazioni intrinseche dei modelli valutativi
— elevata sensibilità del risultato alle assunzioni chiave
 
La sfida non è eliminare l'incertezza. È capirla, gestirla e comunicarla in modo che chi legge la valutazione sappia cosa sta leggendo davvero.
 
Un punto che troviamo particolarmente rilevante nel paper è che presentare un intervallo di valori senza spiegarne i parametri può creare una falsa sensazione di precisione, anziché ridurre l'incertezza. La trasparenza non riguarda solo il numero finale, ma il ragionamento a monte.
 
In Revidere riteniamo che il valore di una valutazione non risieda nel risultato finale, ma nella solidità del processo che lo genera e nella capacità di comunicarne con chiarezza presupposti, limiti e grado di incertezza. È questo che rende una valutazione credibile, difendibile e realmente utile ai processi decisionali.
 
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