Modello e giudizio: elementi complementari nella valutazione
Modello e giudizio: elementi complementari nella valutazione
La nuova bozza dei PIV 2026, in consultazione pubblica fino al 26 marzo 2026, si inserisce nel solco dell’aggiornamento degli standard internazionali dell’International Valuation Standards Council, che da gennaio 2025 hanno introdotto l’IVS 105 Valuation Models.
Una delle affermazioni più significative del principio internazionale è molto chiara:
“No model without the valuer applying professional judgement for example an automated valuation model (AVM) can produce an IVS-compliant valuation”.
La bozza dei PIV recepisce questa impostazione attraverso il nuovo punto I.15 – Modelli valutativi, ponendo l’accento su un concetto fondamentale: il modello è uno strumento di implementazione quantitativa di un metodo, ma la responsabilità della sua scelta e della sua corretta applicazione resta integralmente in capo all’Esperto di valutazione.
Non esiste un modello “corretto” in astratto; esiste un modello appropriato rispetto alla configurazione di valore adottata, allo scopo della valutazione, alla base informativa disponibile e al contesto specifico dell’incarico. La qualità della stima non dipende dalla sofisticazione tecnica del foglio di calcolo, ma dalla coerenza logica tra criterio valutativo e caso concreto.
In un’epoca di crescente diffusione di template standardizzati e strumenti automatizzati (AVM), il richiamo è particolarmente rilevante: l’automazione può supportare il processo valutativo, ma non può sostituire il giudizio professionale.
Per chi fa valutazioni, questo significa una cosa molto concreta:
Per chi, come noi di Revidere, opera quotidianamente nel campo delle valutazioni, il messaggio è chiaro: il modello è uno strumento potente, ma è il giudizio professionale – competente, indipendente e motivato – a fare la differenza tra un calcolo e una valutazione.
La nuova bozza dei PIV 2026, in consultazione pubblica fino al 26 marzo 2026, si inserisce nel solco dell’aggiornamento degli standard internazionali dell’International Valuation Standards Council, che da gennaio 2025 hanno introdotto l’IVS 105 Valuation Models.
Una delle affermazioni più significative del principio internazionale è molto chiara:
“No model without the valuer applying professional judgement for example an automated valuation model (AVM) can produce an IVS-compliant valuation”.
La bozza dei PIV recepisce questa impostazione attraverso il nuovo punto I.15 – Modelli valutativi, ponendo l’accento su un concetto fondamentale: il modello è uno strumento di implementazione quantitativa di un metodo, ma la responsabilità della sua scelta e della sua corretta applicazione resta integralmente in capo all’Esperto di valutazione.
Non esiste un modello “corretto” in astratto; esiste un modello appropriato rispetto alla configurazione di valore adottata, allo scopo della valutazione, alla base informativa disponibile e al contesto specifico dell’incarico. La qualità della stima non dipende dalla sofisticazione tecnica del foglio di calcolo, ma dalla coerenza logica tra criterio valutativo e caso concreto.
In un’epoca di crescente diffusione di template standardizzati e strumenti automatizzati (AVM), il richiamo è particolarmente rilevante: l’automazione può supportare il processo valutativo, ma non può sostituire il giudizio professionale.
Per chi fa valutazioni, questo significa una cosa molto concreta:
- non basta indicare un metodo (DCF, multipli, NAV)
- occorre motivare perché quel modello, in quel contesto, è appropriato.
Per chi, come noi di Revidere, opera quotidianamente nel campo delle valutazioni, il messaggio è chiaro: il modello è uno strumento potente, ma è il giudizio professionale – competente, indipendente e motivato – a fare la differenza tra un calcolo e una valutazione.
