Valutazioni di alta qualità a fini di bilancio: il richiamo di IOSCO e le implicazioni per le società quotate italiane (e non solo)

Valutazioni di alta qualità a fini di bilancio: il richiamo di IOSCO e le implicazioni per le società quotate italiane (e non solo)

La recente dichiarazione di IOSCO sulla “Importance of High-Quality Valuation Information in Financial Reporting” ribadisce con chiarezza che la qualità delle valutazioni non può più essere considerata un adempimento formale, ma un presidio essenziale di tutela degli investitori e di corretta rappresentazione economica nei bilanci.

Sul tema interviene in modo particolarmente approfondito il Prof. Mauro Bini nell’articolo “Riflessioni a margine della dichiarazione IOSCO sulla qualità delle valutazioni a fini di bilancio”, pubblicato su Le Società, evidenziando come il riferimento di IOSCO a valutazioni di “alta qualità” implichi un innalzamento significativo degli standard di presidio del valuation risk e un rafforzamento della governance dell’intero processo valutativo.

L’analisi mette in luce come, nel contesto italiano, il tema assuma una rilevanza strutturalmente diversa a seconda della dimensione delle imprese quotate:
  • Grandi società a elevata capitalizzazione
La significativa distanza tra capitalizzazione di borsa e patrimonio netto contabile riflette un ingente valore di avviamento e di intangibili non iscritti in bilancio. In questo scenario, valutazioni di elevata qualità sono indispensabili affinché impairment test e stime a fini di bilancio risultino realmente value relevant, evitando bias e rischi di sovra-rappresentazione dei valori.
  • Società a minore capitalizzazione
Per molte imprese, il Book Value (Patrimonio Netto) risulta superiore al valore di mercato. In tali casi, valutazioni altrettanto robuste e indipendenti sono necessarie per sostenere la credibilità economica del patrimonio netto contabile, chiarendone le ragioni e riducendo il rischio di sottovalutazione da parte del mercato, o sopravvalutazione degli attivi.

Per le società non quotate l'analisi è analoga.

Come sottolinea il Prof. Bini, la risposta al richiamo di IOSCO non richiede nuove metriche, ma l’adozione sistematica dei Principi Internazionali di Valutazione (IVS) – e dei PIV in Italia – quali riferimento per coniugare rigore metodologico, giudizio professionale e coerenza tra input, modelli e finalità della valutazione.

In Revidere riteniamo che l’applicazione disciplinata degli IVS/PIV rappresenti una leva centrale per ridurre il valuation risk, rafforzare la qualità dell’informazione di bilancio e contribuire alla fiducia nei mercati dei capitali.

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