Il modello dice 100. Ma quanto vale davvero?
19/10/2026
Il modello dice 100. Ma quanto vale davvero?
Il nuovo Perspectives Paper dell'IVSC "Estimating Valuation Adjustments for Financial Instruments" (settembre 2026) affronta un tema centrale per chi valuta strumenti finanziari con modelli, come obbligazioni poco scambiate e derivati OTC: i valuation adjustments.
Il punto di partenza è semplice. I modelli valutativi sono strumenti indispensabili, ma sono per costruzione una semplificazione della realtà e tendono a restituire valori teorici o mid-market. Il fair value, invece, è un prezzo di uscita (exit price): incorpora liquidità, costi di esecuzione, rischio di controparte e dinamiche di domanda e offerta che il modello spesso non coglie.
Il documento individua le principali fonti del divario:
— un modello costruito per stimare un valore medio quando serve un valore di uscita
— semplificazioni nella rappresentazione dei termini contrattuali
— semplificazioni introdotte per efficienza di calcolo
— condizioni di mercato che si discostano dal valore teorico
— rischi nuovi non ancora recepiti nei modelli
E illustra quattro casi tipici: (i) rischio di credito della controparte sui derivati; (ii) aggiustamenti per input non osservabili (con gli esempi delle Bermudan swaption e delle obbligazioni illiquide); (iii) lo sconto per mancanza di negoziabilità (DLOM, Discount for Lack of Marketability); (iv) l'aggiustamento per concentrazione delle posizioni in derivati.
Un aggiustamento non serve a correggere un modello sbagliato. Serve a portare un modello corretto al prezzo che un operatore di mercato pagherebbe davvero.
Se il problema è nel modello, nei dati o negli input, la strada indicata dall'IVSC è giustamente quella di rivedere o sostituire il modello, non coprire l'errore con una rettifica.
Un aspetto che troviamo particolarmente rilevante è l'attenzione al processo: ogni aggiustamento va fondato, per quanto possibile, su evidenze di mercato osservabili; va valutato se inserirlo nel modello (in-model) o applicarlo a valle (post-model); quando ne coesistono più d'uno va evitato il doppio conteggio; e tutto deve essere soggetto a governance, revisione periodica e documentazione completa.
Il paper è aperto alla consultazione: l'IVSC pone dieci domande agli operatori, dal quadro concettuale alla governance, per orientare futuri sviluppi degli standard.
In Revidere riteniamo che la qualità di una valutazione si misuri anche nella capacità di spiegare la distanza tra l'output del modello e il valore finale: perché esiste, come è stata stimata, su quali evidenze si fonda. È lì che una valutazione diventa davvero utile per le imprese e i clienti.
#valutazione #fairvalue #IVS #IVSC #strumentifinanziari #derivati #valuationadjustments #PIV
Il nuovo Perspectives Paper dell'IVSC "Estimating Valuation Adjustments for Financial Instruments" (settembre 2026) affronta un tema centrale per chi valuta strumenti finanziari con modelli, come obbligazioni poco scambiate e derivati OTC: i valuation adjustments.
Il punto di partenza è semplice. I modelli valutativi sono strumenti indispensabili, ma sono per costruzione una semplificazione della realtà e tendono a restituire valori teorici o mid-market. Il fair value, invece, è un prezzo di uscita (exit price): incorpora liquidità, costi di esecuzione, rischio di controparte e dinamiche di domanda e offerta che il modello spesso non coglie.
Il documento individua le principali fonti del divario:
— un modello costruito per stimare un valore medio quando serve un valore di uscita
— semplificazioni nella rappresentazione dei termini contrattuali
— semplificazioni introdotte per efficienza di calcolo
— condizioni di mercato che si discostano dal valore teorico
— rischi nuovi non ancora recepiti nei modelli
E illustra quattro casi tipici: (i) rischio di credito della controparte sui derivati; (ii) aggiustamenti per input non osservabili (con gli esempi delle Bermudan swaption e delle obbligazioni illiquide); (iii) lo sconto per mancanza di negoziabilità (DLOM, Discount for Lack of Marketability); (iv) l'aggiustamento per concentrazione delle posizioni in derivati.
Un aggiustamento non serve a correggere un modello sbagliato. Serve a portare un modello corretto al prezzo che un operatore di mercato pagherebbe davvero.
Se il problema è nel modello, nei dati o negli input, la strada indicata dall'IVSC è giustamente quella di rivedere o sostituire il modello, non coprire l'errore con una rettifica.
Un aspetto che troviamo particolarmente rilevante è l'attenzione al processo: ogni aggiustamento va fondato, per quanto possibile, su evidenze di mercato osservabili; va valutato se inserirlo nel modello (in-model) o applicarlo a valle (post-model); quando ne coesistono più d'uno va evitato il doppio conteggio; e tutto deve essere soggetto a governance, revisione periodica e documentazione completa.
Il paper è aperto alla consultazione: l'IVSC pone dieci domande agli operatori, dal quadro concettuale alla governance, per orientare futuri sviluppi degli standard.
In Revidere riteniamo che la qualità di una valutazione si misuri anche nella capacità di spiegare la distanza tra l'output del modello e il valore finale: perché esiste, come è stata stimata, su quali evidenze si fonda. È lì che una valutazione diventa davvero utile per le imprese e i clienti.
#valutazione #fairvalue #IVS #IVSC #strumentifinanziari #derivati #valuationadjustments #PIV
