Il falso mito della prudenza nel metodo patrimoniale

18/05/2026
Il falso mito della prudenza nel metodo patrimoniale

Durante il Convegno OIV dell’11 maggio 2026, il Prof. Bini ha evidenziato un rischio che, nella pratica professionale, i valutatori possono incontrare nelle stime effettuate ai fini dei conferimenti.

Poiché la finalità della valutazione di conferimento è quella di tutelare i creditori rispetto all’effettiva consistenza del capitale sociale, i Principi Italiani di Valutazione (PIV) richiamano la necessità di assumere il minore tra valore intrinseco e valore normale di mercato.
In questo contesto, accade talvolta che il valutatore scelga un criterio patrimoniale ritenendolo, in via intuitiva, più prudente. Tuttavia, in determinate circostanze, tale approccio può portare a una sovrastima del valore di conferimento e, quindi, del capitale.

Il tema emerge soprattutto nei casi in cui l’azienda — o il ramo d’azienda — presenti una significativa consistenza patrimoniale, ad esempio per la presenza di asset rilevanti, quali immobili, navi, aerei, centrali. In queste situazioni, l’applicazione di un metodo patrimoniale con emersione dei plusvalori può apparire coerente con il contesto degli artt. 2343 e 2465 c.c.

Non sempre, però, questo approccio conduce a una valutazione prudenziale. Se infatti la capacità reddituale o finanziaria dell’impresa non è sufficiente a remunerare il capitale investito con un rendimento coerente con il costo del capitale, il valore dell’azienda risulta inferiore al valore patrimoniale.
In altri termini, quando un criterio fondato sull’approccio reddituale restituisce un valore inferiore rispetto a quello derivante dal metodo patrimoniale, diventa difficile sostenere — in sede di conferimento — che le potenzialità ancora inespresse dell’azienda possano giustificare il maggior valore patrimoniale, considerando che il riferimento resta il minore tra valore intrinseco e valore normale di mercato.

Il richiamo del Prof. Bini evidenzia quindi un limite applicativo del criterio patrimoniale che merita particolare attenzione nella pratica valutativa.

In questi casi, inoltre, si potrebbe ritenere necessario verificare immediatamente la recuperabilità degli asset post conferimento. Non è da escludere, tenendo presente però che le logiche sottostanti sono differenti: nel conferimento prevale un principio di prudenza, che porta ad assumere il minore tra diverse configurazioni di valore; nell’impairment, invece, il valore recuperabile è definito come il maggiore tra valore d’uso e fair value al netto dei costi di vendita.

Per noi di Revidere, conoscere a fondo i principi di valutazione, i razionali sottesi e le tecniche applicative è fondamentale per supportare imprenditori e professionisti in decisioni consapevoli e sostenibili.

 


 
Hai bisogno di una consulenza? Contattaci