Impairment post-LBO: il test racconta la storia (e non sempre quella che ci aspettiamo)

Impairment post-LBO: il test racconta la storia (e non sempre quella che ci aspettiamo)

Questa settimana in Revidere abbiamo avuto modo di analizzare l’impairment test predisposto da una società che (bravi) – dopo un leverage buy-out ad alta leva e l'iscrizione di un avviamento significativo – ha deciso di testarlo già al primo anno, ai sensi dell'OIC 9 – Perdite durevoli di valore.

Non è scontato.
Testare subito la tenuta dell’avviamento è un segnale di attenzione alla qualità dell’informativa e di rispetto per i principi contabili.

I nostri Michele Zampieri, Giovanni Pernigo e Anna Giacon hanno analizzato il test predisposto dai consulenti della società per verificarne le assunzioni e la coerenza valutativa.

Il caso era interessante.
Il value in use è stato determinato sulla base di un piano industriale che incorpora potenzialità future non ancora in atto. Un piano legittimamente ambizioso, ma che – in un impairment test – dovrebbe riflettere un valore “as is”, senza includere upside non ancora dimostrati. In questi casi il rischio è che la stima porti più a un fair value (sensibile alle aspettative di mercato) che a un vero value in use. Legittima ovviamente la stima del fair value in ambito OIC 9, ma nel caso concreto la stima dichiarata era del value in use.

Ancora più interessante il risultato:
a parità di risultati e marginalità rispetto agli esercizi precedenti, ma con un indebitamento significativamente più elevato post LBO, il test indicava – dopo soli 12 mesi – un valore pari a circa 2 volte il prezzo di acquisto.

Prima considerazione: una valutazione non è sempre buona per tutte le stagioni. Allo stesso modo un piano aziendale non va bene in tutte le applicazioni. Nella stima del valore d’uso non vanno inseriti i flussi potenziali di miglioramento.
Abbiamo poi rilevato incoerenze nel modello:
 
  • Terminal value con capex quasi nulli a fronte di ricavi e utili in crescita;
  • utilizzo del tasso di crescita g senza considerare in modo coerente l’investment rate necessario a sostenerlo;
  • assenza di una riflessione sulla ragionevolezza del piano quando questo incorpora potenzialità anziché riflettere la situazione corrente.

Seconda considerazione: questo lavoro ci ha ricordato che il riscontro dei calcoli è fondamentale, ma viene dopo. A monte c’è l’analisi della coerenza tra modello di business, realtà industriale, finanziaria e di mercato e modello valutativo.

Perché nelle valutazioni la tecnica è fondamentale.
Ma il giudizio professionale lo è ancora di più.
 



 
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