Il danno non è un numero. È una differenza

Il danno non è un numero. È una differenza

Nella valutazione dei danni economici, il punto di partenza non è mai il numero finale, ma il metodo.
Il recente Discussion Paper OIV sulla valutazione dei danni richiama con chiarezza un principio fondamentale: l’analisi economica deve ricostruire, con logica controfattuale, lo scenario che si sarebbe ragionevolmente realizzato in assenza dell’evento dannoso e confrontarlo con quello effettivamente osservato.
Questo approccio – noto come analisi differenziale – rappresenta uno degli strumenti più solidi per tradurre in termini economici il nesso tra evento e pregiudizio.
 
In Revidere abbiamo di recente afforntato il tema, ricostruendo due scenari:

1) scenario atteso, cioè l’evoluzione ragionevole dell’attività in assenza dell’evento dannoso
2) scenario effettivo, che riflette invece i risultati realmente osservati post evento.

La differenza tra questi due percorsi economici rappresenta il flusso differenziale di risultato, ossia la misura del pregiudizio economicamente attribuibile all’evento.
 
Un passaggio spesso cruciale in queste analisi riguarda la costruzione dello scenario controfattuale. In assenza di piani previsionali attendibili, è necessario ricorrere a strumenti di validazione economica coerenti con le indicazioni metodologiche della prassi valutativa: analisi delle serie storiche, confronto con imprese comparabili e verifica della coerenza dei margini economici rispetto alle dinamiche di settore.
Questo evita una criticità frequente: proiezioni incoerenti con la struttura economica o col mercato.
 
Un altro tema rilevante emerso nell’analisi riguarda la richiesta di riconoscimento dell'avviamento come componente autonoma di danno.
 
Dal punto di vista economico-valutativo, l’avviamento non rappresenta una grandezza indipendente dai flussi economici dell’impresa. Rappresenta infatti la capacità dell’impresa di generare rendimenti superiori al costo del capitale, cioè uno spread positivo tra ROE e costo del capitale.
In questa prospettiva, quando la quantificazione del danno è già fondata su una ricostruzione dei flussi reddituali differenziali, la componente di eventuale extra-rendimento (=capacità di generare avviamento) è già implicitamente incorporata nello scenario economico stimato.
Calcolare separatamente l’avviamento significherebbe quindi conteggiare due volte la stessa componente economica (double counting).
 
Questo è uno dei punti in cui la coerenza metodologica tra valutazione d’azienda e quantificazione del danno diventa essenziale.
 
Perché nella valutazione dei danni – forse più che in altri ambiti della valutazione – la vera sfida non è tanto stimare un numero, quanto costruire un’analisi economicamente solida, dimostrabile e coerente con la logica dei mercati e della teoria della valutazione.
 
È proprio su questo terreno che si gioca la qualità di una perizia economica.

 



 
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