Distruggere valore con utili positivi
Distruggere valore con utili positivi
In un recente contributo (In Search of Profitability!), il prof. Aswath Damodaran, tra i massimi esperti di valutazione, richiama un principio chiave: creare valore non coincide con generare utili.
La redditività contabile è diversa dalla creazione di valore economico.
Value creation: l’asticella è oltre il profitto
Il capitale ha un costo opportunità: può essere investito altrove, a parità di rischio, ottenendo un rendimento alternativo. Per questo le vere condizioni di creazione di valore sono:
Se non rispettate, l’impresa – pur con utili positivi – distrugge valore, perché remunera il capitale meno di quanto potrebbe altrove.
L’evidenza empirica: pochi creano valore in modo strutturale
Analizzando oltre 48.000 società globali (quasi 6.000 USA), Damodaran evidenzia che:
Dall'analisi risulta che la maggioranza delle quotate non crea valore, ma lo consuma. Anche nei settori con ritorni medi elevati (tecnologia, communication services), pochi grandi player trainano i risultati; molte imprese non faticano a coprire il costo del capitale.
Il ruolo dei vantaggi competitivi
La possibilità di generare extra-rendimenti per incrementare il valore dipende da aspetti strategici, più che finanziari:
• barriere all’ingresso
• economie di scala
• asset intangibili distintivi
• vantaggi competitivi sostenibili nel tempo
Quando questi fattori si indeboliscono (competizione globale o disruption tecnologica, AI inclusa), i rendimenti convergono verso il costo del capitale: la creazione di valore si annulla o diventa distruzione.
Implicazioni per governance, management e investitori
Il messaggio è rilevante per:
In Revidere partiamo proprio da questo confronto tra rendimento e costo del capitale per scegliere il modello valutativo più adatto al caso di specie.
In un recente contributo (In Search of Profitability!), il prof. Aswath Damodaran, tra i massimi esperti di valutazione, richiama un principio chiave: creare valore non coincide con generare utili.
La redditività contabile è diversa dalla creazione di valore economico.
Value creation: l’asticella è oltre il profitto
Il capitale ha un costo opportunità: può essere investito altrove, a parità di rischio, ottenendo un rendimento alternativo. Per questo le vere condizioni di creazione di valore sono:
- ROE > Cost of Equity
- ROIC > WACC
Se non rispettate, l’impresa – pur con utili positivi – distrugge valore, perché remunera il capitale meno di quanto potrebbe altrove.
L’evidenza empirica: pochi creano valore in modo strutturale
Analizzando oltre 48.000 società globali (quasi 6.000 USA), Damodaran evidenzia che:
- Solo ~29% genera ROE > costo del capitale proprio
- Solo ~28% supera il costo complessivo del capitale ROIC > WACC
- Con un extra-rendimento minimo del 5%, la quota scende sotto il 20%.
Dall'analisi risulta che la maggioranza delle quotate non crea valore, ma lo consuma. Anche nei settori con ritorni medi elevati (tecnologia, communication services), pochi grandi player trainano i risultati; molte imprese non faticano a coprire il costo del capitale.
Il ruolo dei vantaggi competitivi
La possibilità di generare extra-rendimenti per incrementare il valore dipende da aspetti strategici, più che finanziari:
• barriere all’ingresso
• economie di scala
• asset intangibili distintivi
• vantaggi competitivi sostenibili nel tempo
Quando questi fattori si indeboliscono (competizione globale o disruption tecnologica, AI inclusa), i rendimenti convergono verso il costo del capitale: la creazione di valore si annulla o diventa distruzione.
Implicazioni per governance, management e investitori
Il messaggio è rilevante per:
- CdA, nella valutazione degli investimenti
- Management, nell’allocazione efficiente del capitale
- Investitori, chiamati a distinguere tra utili e valore
- Esperti di valutazione, per cui il differenziale rendimento/costo del capitale è centrale.
In Revidere partiamo proprio da questo confronto tra rendimento e costo del capitale per scegliere il modello valutativo più adatto al caso di specie.
