Valutazioni a fini di bilancio – Avviamento e altri Asset

Valutazioni a fini di bilancio – Avviamento e altri Asset
 
Fra le numerose attività necessarie per la predisposizione del bilancio, ve ne sono alcune che presentano uno spiccato tasso di complessità, quali ad esempio la stima della perdita di valore dell’avviamento o di una partecipazione.
 
Avviamento e altri Asset
 
L’OIC, Organismo Italiano di Contabilità, ha emesso nel mese di agosto 2014 un nuovo principio contabile denominato OIC 9 – Svalutazioni per perdite durevoli di valore – in cui è stato inserito quanto in precedenza previsto in tema di svalutazioni nei principi OIC 16 – Immobilizzazioni Materiali e OIC 24 – Immobilizzazioni Immateriali. Con tale soluzione l’OIC non ha solo inteso riorganizzare l’impianto dei principi contabili nazionali ma ha anche voluto, almeno in parte, allineare gli stessi ai principi contabili internazionali (si pensi ad esempio allo IAS 36 – Impairment fo Assets).
 
Nel nuovo OIC 9 vengono infatti riprese le definizioni dai principi internazionali di “perdita durevole di valore”, “valore recuperabile”, “valore d’uso”, “valore equo (fair value)” e “unità generatrice di flussi di cassa UGC”, dando al contempo un ordine di priorità all’ipotesi svalutativa. In sostanza, il valore recuperabile di un asset materiale o immateriale da confrontare con il valore netto contabile è dato dal maggiore tra il suo valore equo e il valore d’uso, per cui risulta sufficiente che uno dei due valori sia superiore a quello contabile per non generare un perdita di valore da iscrivere a bilancio.
 
L’esperienza ha reso evidente come spesso non sia possibile determinare il valore equo (fair value less cost to sell), stante l’assenza di un accordo vincolante di vendita dei beni o un mercato attivo di questi, per cui si rende necessario, sempre in presenza di indicatori di perdita durevole di valore, determinare il valore d’uso (value in use), ossia il valore attuale dei flussi di cassa attesi da un’attività o da una UGC.
 
Determinazione del Valore d’uso
 
Per determinare tale valore l’OIC 9, che riprende seppur in misura meno approfondita quanto asserito dallo IAS 36, prevede che:
 

  • Si devono stimare i flussi in entrata derivanti dall’uso continuativo dell’attività e i flussi in uscita da sostenere per generare i relativi ricavi (flussi in entrata)
  • Si deve stimare l’eventuale flusso che si prevede di ricevere dalla dismissione dell’asset al termine della sua vita utile
  • I flussi devono essere stimati al lordo degli oneri finanziari, degli oneri fiscali e degli investimenti futuri per i quali la società non si è ancora impegnata
  • Coerentemente con quanto sopra il tasso di attualizzazione da utilizzare deve essere determinato al lordo delle imposte ed è stimato tendenzialmente attraverso il costo medio ponderato del  capitale della società (WACC).

 
Il metodo di valutazione per determinare il valore d’suo è il metodo finanziario del Discounted Cash Flow (DCF), in cui le componenti del Valore terminale alla fine del periodo esplicito di piano (Terminal value) e del Tasso di attualizzazione (WACC) assumono un ruolo rilevante, sia in termini di peso sul valore complessivo dell’attività, sia in termini di complessità nella determinazione del tasso.
 
Tenuto conto anche di tali aspetti l’OIC ha confermato che la determinazione del valore recuperabile debba essere effettuata solo se si presentano indicatori di perdita durevole di valore, mentre lo IAS 36 prevede che per gli asset a vita indefinita, tra cui ad esempio l’avviamento, il test di impairment debba essere fatto almeno una volta l’anno.
 
Inoltre l’OIC ha previsto che le società di minori dimensioni, dallo stesso identificate nel principio n. 9 come quelle che per due anni consecutivi non superano due dei tre seguenti limiti (ricavi > 40 milioni di euro; attivo > 20 milioni; numero medio di dipendenti > 250) possano adottare un approccio semplificato basato sulla capacità di ammortamento delle immobilizzazioni immateriali e materiali. 
 
Indipendentemente dall’applicazione dell’approccio ordinario o semplificato, ciò che emerge è l’impulso da parte dell’OIC ad una maggior capacità da parte delle aziende di predisporre i piani pluriennali, cui si affianca, per quelle di maggiori dimensioni e per quelle che redigono il bilancio consolidato, una più spiccata attitudine a destreggiarsi con temi legati alla finanza aziendale.